Ci sono giorni come questo in cui provo verso Apple il misto di sentimenti del titolo di questo pezzo.
La odio perché riesce a rendermi la vita lavorativa assurdamente infernale dopo avermi abituato per anni (quasi decenni) alla comodità di un system eccezionale, per poi mettermi davanti a un prodotto imbarazzante quale è Lion sia nella versione client che in quella server. I bachi non riusciamo più a contarli, i comportamenti anomali stanno mettendoci in difficoltà con i clienti, l’impossibilità di acquistare il vecchio SnowLeopard e il blocco ai downgrade delle macchine stanno facendoci perdere pian piano la calma e l’affetto verso un marchio nel quale crediamo da sempre. Per noi è qualcosa di paradossale. Probabilmente in Apple hanno assunto una certa quantità dei progettisti di Vista licenziati da Microsoft. Non posso altrimenti spiegare Lion che è il nostro personale Millenium Edition.
Ciononostante ci sono nello stesso giorno sentimenti di amore, che mi fanno ricordare che Apple riesce comunque a sorprendere con prodotti apparentemente banali, ma che a ben guardare sono rivoluzionari. Di cosa sto parlando? iBooks Author, l’ultima trovata della Mela. Sostanzialmente un piccolo programma che rende davvero semplice creare libri digitali, ma attenzione che questi libri non sono i soliti pallosi libri tutto testo, si tratta di pubblicazioni in cui l’interattività è decisamente imponente e soprattutto di semplice inserimento. Credo che pure mio figlio potrebbe produrre un epub di ottima qualità e con splendidi effetti in poco tempo. Perché questo è rivoluzionario? Facile, perché fa scendere a un livello di semplicità ulteriore la creazione di libri digitali, radicando più nel profondo questo prodotto nel tessuto sociale. Tra poco non produrremo più .doc con Word, ma creeremo dei file .epub da visualizzarsi con ibooks sull’iPad. Questo farà sì che il concetto stesso di libro digitale o quello più generico di pubblicazione digitale si radicherà nel profondo di chi utilizza un computer. Ne sono assolutamente convinto proprio a causa della semplicità di utilizzo. Faccio il file e poi lo metto su ibook, o lo mando via mail a qualcuno che lo aprirà con ibooks. Ancora una rivoluzione. Questa ha il sapore tipico delle pensate di Steve, probabilmente fa proprio parte di quel pacchetto di idee che ha lasciato in eredità per un piano quadriennale ai suoi eredi.
Questi ultimi però debbono darsi una mossa, appaiono troppo degli amministratori, sembrano persone che non credono che Apple sia qualcosa di diverso da un’azienda che fa computer. Lo è, certo, ma è altro. È un’azienda che sa inventare, almeno lo è stata per alcuni decenni. Mi auguro che il caso di Lion sia solo un banale incidente di percorso e che con la tanto attesa release 10.7.3 gli enormi bug in esso presenti vengano in qualche modo chiusi. Certo è che con un piccolo programmino per di più gratuito Apple ha dato una spallata possente ad Adobe, Quark, Woodwing e all’editoria cartacea.
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